E la sindaca corre da Costa: «Serve l’aiuto della Regione»
di Simone Canettieri
E la sindaca corre da Costa: «Serve l’aiuto della Regione»

ROMA «A martedì di questo passo non ci arriviamo: bisogna vederci subito». Ecco perché il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, appena atterrato da Abu Dhabi reduce dal vertice sui cambiamenti climatici, ha incontrato la sindaca Virginia Raggi. Troppe le criticità, troppi i rifiuti sparsi per i quartieri della Capitale, così come le segnalazioni e le foto che l’hanno inseguito in questi giorni all’estero. Non usano la parola emergenza: non solo per scaramanzia, ma anche perché se fosse conclamata comporterebbe una serie di conseguenze. Ma la crisi ha costretto la coppia del M5S a vedersi prima della cabina di regia programmata per martedì prossimo, appunto. 
Raggi, accompagnata dalla dirigente del Campidoglio Laura D’Aprile, durante le due ore di colloquio si è scagliata contro la Regione, governata dal segretario pd Nicola Zingaretti: «Io posso raccogliere i rifiuti per strada, purché ci sia l’assistenza dell’impiantistica. Nei fatti e non con i comunicati stampa». 

LA SOLUZIONE
Costa durante il vertice ha cercato il presidente della Regione Lazio, con il quale si è scritto su WhatsApp, fissando un appuntamento per oggi con Massimiliano Valeriani, assessore ai rifiuti del Lazio. Va detto che ieri pomeriggio in Regione c’è stato un incontro tra il Cda di Ama e la dirigente del settore ambiente, sono stati individuati tre impianti (Viterbo, Latina e Colfelice) che accetteranno più rifiuti romani, ma la situazione è sempre in bilico. 
Al Ministero la parola «commissario» non è stata mai evocata nel corso del vertice, nonostante la lettera inviata dal Campidoglio - per conoscenza - anche al presidente del Consiglio Giuseppe Conte (oltre che alla Procura). Politicamente i vertici del M5S non possono nascondere l’emergenza, ma nemmeno drammatizzarla con interventi straordinari: sarebbe un assist per la Lega di Matteo Salvini che sull’incapacità amministrativa di Raggi ha costruito ormai una lunga narrazione. Sicché Costa ha provato a mettere in fila le azioni da prendere «subito». Innanzitutto, chiederà a Zingaretti un’ordinanza regionale per obbligare tutti gli impianti che hanno contratti con Ama a lavorare i rifiuti prodotti dalla Capitale, «senza addurre scuse tecniche». Un modo per requisirli, in un certo senso. Visto che la corsa contro il tempo è composta di vari step, il secondo passo riguarda il conferimento nelle altre regioni. L’Abruzzo (governato da Marco Marsilio di Fratelli d’Italia) ha già detto che da fine luglio interromperà i rapporti con la Capitale. Costa si è messo subito al lavoro per cercare una sponda al Nord. Prima fermata: Lombardia. Tuttavia proprio il presidente (il leghista Attilio Fontana) con Il Messaggero è stato abbastanza netto: «Nordici sì, ma mica scemi: noi i termovalorizzatori li abbiamo costruiti». Dal ministero, però, sono convinti che alla fine prevarranno gli interessi economici a discapito delle strategie di partito. «Eppoi - ha aggiunto il ministro - se dovessero continuare queste beghe, si potrebbe pensare all’estero». Un modello che Napoli già sperimenta, soprattutto perché da settembre l’impianto di Acerra andrà in manutenzione e quindi sono stati già stretti contatti con il Portogallo. Potrebbe essere uno schema anche per Roma? L’ipotesi è prematura, anche perché va studiato il rifiuto prodotto nella Capitale per capire se sia compatibile, viste anche le richieste del mercato internazionale. La frase di Costa, buttata sul tavolo in un momento del vertice, fa capire comunque che la corsa della Città eterna verso la normalità è tutto fuorché semplice. 
Alla fine della riunione, tenuta segreta dal Campidoglio fino a sera, il ministro è uscito con una nota che dice: «Invito tutti a lavorare insieme con spirito di cooperazione istituzionale in queste ore nell’interesse della città. Solo pancia a terra e con la massima onestà si riuscirà ad affrontare tutti insieme questa situazione». 
Innanzitutto, fa sapere il dicastero «occorre che la Regione si adoperi concretamente e con intervento ad hoc affinché sia assicurata effettivamente la massima capienza possibile degli impianti. Questo come primo step. Poi si è analizzata la possibilità di conferimenti fuori regione su cui sono in atto interlocuzioni con il ministero. Inoltre, è necessario arrivare al più presto possibile al piano impiantistico regionale affinché strutturalmente si chiuda il ciclo dei rifiuti». Insomma, la partita non è chiusa. Anzi, è appena iniziata. I rifiuti rimangono il vero assillo di Raggi, ma anche dei nuovi vertici di Ama. Appena si sono insediati, davanti alla foto dei disagi della città, hanno subito alzato le mani in una riunione riservata: «Dobbiamo chiamare i sindacati e proclamare lo stato d’emergenza, da soli non ce la facciamo». Ma questa ipotesi è subito rientrata, dopo il pressing della sindaca per non concedere il fianco agli attacchi della Lega.

Mercoledì 3 Luglio 2019, 00:15
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