CALIFORNIA
Prime staminali invisibili senza rischio di rigetto, il sistema immunitario non le vede
Cellule staminali invisibili senza rischi di rigetto, il sistema immunitario non le vede

Un balzo in avanti verso la medicina rigenerativa del futuro: ecco cosa rappresentano le prime cellule staminali anti-rigetto, ottenute nei laboratori dell'Università della California a San Francisco. Rese invisibili al sistema immunitario grazie alla tecnica Crispr che taglia e incolla il Dna, potrebbero diventare il jolly per sviluppare terapie di medicina rigenerativa universali, adatte cioè a qualsiasi paziente. A indicarlo sono i primi test di laboratorio fatti con cellule umane e di topo, pubblicati sulla rivista Nature Biotechnology.

Obesità, è il dna a decidere dove si distribuiscono i chili di troppo

«Si tratta di un importante progresso dal punto di vista scientifico perché apre alla possibilità di standardizzare le terapie a base di staminali abbattendo i costi, ma restano ancora molti problemi da affrontare prima di arrivare a un'applicazione clinica sull'uomo», commenta Michele De Luca, del dipartimento di Medicina rigenerativa 'Stefano Ferrarì dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Le cellule anti-rigetto sono delle staminali pluripotenti indotte (iPSC), cioè cellule adulte tornate bambine grazie alla riprogrammazione del Dna.
Considerate il 'Sacro Graal' della medicina rigenerativa per la loro straordinaria capacità di differenziarsi in cellule di vari organi e tessuti, vengono solitamente coltivate in provetta per poi essere trapiantate nello stesso paziente in modo da evitare il rischio di rigetto. Questo approccio personalizzato, però, presenta molte problematiche: oltre a essere lungo e costoso, non è facilmente riproducibile perché molte cellule prelevate dai pazienti risultano refrattarie alla riprogrammazione. Per superare questi ostacoli, i ricercatori californiani hanno pensato di creare staminali indotte universali, manipolando il loro Dna in modo da disattivare tre geni essenziali perché la cellula venga riconosciuta dal sistema immunitario.

L'esperimento è stato fatto su cellule di topo e umane che non hanno provocato alcun rigetto una volta impiantate in topi con il sistema immunitario perfettamente funzionante. «Questa è la prima volta che vengono ingegnerizzate cellule che possono essere universalmente trapiantate e che riescono a sopravvivere in riceventi immunocompetenti senza scatenare una risposta immunitaria», spiega il primo autore dello studio, Tobias Deuse. Dopo questo primo successo, le staminali 'invisibilì umane sono state coltivate in provetta e trasformate in cellule del cuore: impiantate in topi con un sistema immunitario parzialmente umanizzato, hanno formato rudimentali vasi sanguigni e un abbozzo di muscolo cardiaco, suggerendo la possibilità di future applicazioni per la riparazione del cuore. «La nostra tecnica può aiutare molte persone con costi di produzione inferiori rispetto a qualunque approccio personalizzato», sottolinea Deuse. «Basta manipolare le cellule una volta e ci ritroviamo con un prodotto che può essere applicato in modo universale».

«È un risultato molto interessante che però apre nuovi interrogativi in vista di un possibile utilizzo sull'uomo», aggiunge De Luca. «Innanzitutto restano da affrontare i problemi relativi alla sicurezza: pensiamo a cosa potrebbe accadere se queste cellule invisibili al sistema immunitario dovessero perdere il controllo trasformandosi in cellule tumorali. Poi sorge un'ulteriore perplessità: se è possibile rendere queste cellule invisibili alle difese immunitarie, perché non fare lo stesso con le staminali embrionali, che sono più naturali e non devono essere riprogrammate per tornare bambine?».

Lunedì 18 Febbraio 2019, 20:06
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