MALATTIE INFETTIVE
Zika e West Nile: allarme virus esotici in Italia favoriti dai cambiamenti del clima
Zika e West Nile: allarme virus esotici in Italia favoriti dai cambiamenti del clima

Febbre sopra i 40 gradi, dolori articolari e forti cefalee: nello scorso agosto i malati colpiti dal virus  West Nile in Veneto furono una decina, tanto da attivare una vera campagna d'informazione e prevenzione in tutta la Regione. Fu quello il caso più eclatante ma non l'unico. I virus esotici, a causa dei cambiamenti climatici e della globalizzazione, sono sempre più endemici nel nostro Paese.  West Nile Virus, Usutu, Zika, Chikungunya e Dengue, secondo la Società italiana di malattie infettive e tropicali,  «oggi sono una realtà con cui devono fare i conti anche gli ospedali italiani».

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Le malattie trasmesse all'uomo attraverso la puntura di insetti rendono urgente disporre di sistemi diagnostici in grado di riconoscerle, sottolineano. L'aumento delle temperature favorisce la proliferazione delle zanzare e la sopravvivenza delle uova durante la stagione invernale aumenta.

«La presenza del virus West Nile è documentata in Italia almeno dal 1998, quando si verificò in Toscana un'epidemia nei cavalli», osserva Massimo Galli, presidente Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali). «In uno studio sui donatori di sangue dell'area metropolitana milanese, area non endemica per WNV, ma contigua alla zona attorno al Po da dove proviene il maggior numero dei casi - prosegue lo specialista - i campioni prelevati nel 2009 risultavano tutti negativi, mentre in quelli prelevati nel 2011 vi era una prevalenza di anticorpi specifici per virus West Nile dello 0,58%. Va ricordato che la grande maggioranza delle infezioni da WNV è asintomatica o causa una febbre la cui causa spesso non è riconosciuta. I primi isolamenti del virus hanno documentato la presenza nel Paese di ceppi appartenenti al genotipo 1. Il ceppo ora prevalente in Italia appartiene al genotipo 2, il che significa che nel nostro Paese vi è stata un'ulteriore introduzione di questo virus, successiva alla prima, e sempre verosimilmente dovuta a uccelli migratori». Per West Nile non esiste ancora un vaccino e non disponiamo di farmaci efficaci.

«Sono quindi importanti le misure di prevenzione - continua Galli, che è anche direttore della Divisione universitaria di malattie infettive dell'Ospedale Sacco di Milano - che si fondano su corrette politiche di sorveglianza entomologica e di lotta ai vettori». L'utilizzo delle biotecnologie, poi,  alla base di test diagnostici permette di disporre di una base di informazioni sempre più ampia e velocemente acquisibile, a beneficio della cura delle malattie. 

Lunedì 4 Febbraio 2019, 19:07
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