ITALIA
Ranitidina, l'Aifa ritira un nuovo lotto dello Zantac per impurità cancerogena
Ranitidina, l'Aifa ritira il nuovo lotto di Zantac per impurità cancerogena

Un altro farmaco a rischio dopo il caso ranitidina e il ritiro di numerosi farmaci. L'Agenzia italiana del Farmaco (AIFA) ha disposto il ritiro di tutti i lotti del farmaco Zantac 150 mg 20 compresse perché contenente ranitidina, la sostanza considerata cancerogena. Il farmaco è utilizzato in Italia per curare il reflusso gastroesofageo. Il Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute sta verificando il ritiro del prodotto dalle farmacie.

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"La ranitidina – spiega Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti – "è un inibitore della secrezione acida utilizzato nel trattamento dell'ulcera, del reflusso gastroesofageo, del bruciore di stomaco e di altre condizioni associate a ipersecrezione acida. La NDMA è classificata come sostanza probabilmente cancerogena per l'uomo dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla base di studi condotti su animali. È presente in alcuni alimenti e nelle forniture di acqua, ma non ci si attende che possa causare danni quando ingerita in quantità molto basse".
 



«A seguito di comunicazioni successive da parte della ditta BB Farma Srl, relative alla presenza di un'impurezza denominata N-nitrosodimetilammina (Ndma), appartenente alla classe delle nitrosammine, riscontrata nel principio attivo ranitidina, l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha disposto il ritiro dalle farmacie e dalla catena distributiva», si legge su "Lo Sportello dei diritti".

La ranitidina, ricorda Giovanni D'Agata, presidente dello 'Sportello dei Dirittì, è un inibitore della secrezione acida utilizzato nel trattamento dell'ulcera, del reflusso gastroesofageo, del bruciore di stomaco e di altre condizioni associate a ipersecrezione acida. «La Ndma è classificata come sostanza probabilmente cancerogena per l'uomo dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla base di studi condotti su animali. È presente in alcuni alimenti e nelle forniture di acqua, ma non ci si attende che possa causare danni quando ingerita in quantità molto basse», conclude. Ma ovviamente non esistendo certezze in tal senso, si applica il regime di salvaguardia.

Martedì 22 Ottobre 2019, 18:53
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